Le opere letterarie di Azar Nafisi… di Giannino Ruzza

Libri: “Leggere lolita a Teheran” e “Leggere pericolosamente”.

foto: Giannino Ruzza

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“Io quando penso all’Italia penso a una Repubblica dell’immaginazione”, è l’esordio a Pordenonelegge della professoressa e scrittrice Azar Nafizi in occasione della conferenza stampa tenutasi all’Hotel Moderno di Pordenone. Origini iraniane, ha riferito sulle condizioni di vita estreme instaurate dal regime dittatoriale degli Ayatollah. “L’Iran non è un paese burattino – ha detto – ma un vero e proprio burattinaio perché ha sempre sostenuto Hezbollah, Hamas, Houthi, la guerra in Siria, oltre a contribuire al lancio di droni contro l’Ucraina”.  Ha sottolineato il ruolo importante delle donne iraniane, nelle manifestazioni per la libertà, dopo l’uccisione della giovane Masha Amini da parte della polizia morale. “Le donne sono state il primo gruppo a manifestare contro la Repubblica islamica, quando l’ayatollah Ali Khamenei ha lanciato una fatwa che rendeva obbligatorio indossare l’ hijab. Si sono riversate in strada al grido: la libertà non è  né dell’oriente, né dell’occidente, la libertà è globale”. Da allora le donne hanno continuato a combattere contro l’oppressione del regime e il movimento è diventato sempre più forte, non solo politico, ma esistenziale: donne, vita e libertà. La scrittrice ha fatto cenno al film incentrato sulla sua opera letteraria “Leggere Lolita a Teheran”, che uscirà prossimamente in anteprima a Roma con una produzione in parte italiana e diretto da Eran Riklis, registra israeliano. “Sapevo che alcune persone non erano d’accordo su questa scelta, ma per me non è assolutamente così, perché non mi permetto di giudicare una persona in base alla nazionalità. Dal punto di vista politico Riklis ha visioni progressiste, è una persona attiva che partecipa alle proteste, biasimato e criticato in Israele anche per questo. Ma soprattutto ho apprezzato l’aspetto umano che emerge nei suoi film, non tanto la sua visione politica. Quindi mi sono detta che con lui sono in buone mani, la persona giusta per rappresentare le donne iraniane nel film”. La scrittrice ha ribadito, altresì, di non condannare i cittadini israeliani o palestinesi, ma i criminali che si nascondono tra di essi. Nel suo ultimo intervento ha anche parlato della democrazia e della sua fragilità. Ha invitato tutti a ricordarsi quante guerre sono state combattute per conquistare la libertà e qual è il rischio di perderla che corriamo. Punta l’indice contro l’eccesso di comodità, e il rifiuto dei disagi che non vogliamo e disturbano ma che fanno parte della vita. “La soluzione – ha concluso – è in mano alla letteratura, i libri servono per disturbare la pace, per rimuovere l’abitudine alle comodità e affrontare la vita che procura fastidi e difficoltà con coraggio”.


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