Sasha Vasyliuk: “Il vento è un impostore” a Pordenonelegge

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foto:  Giannino Ruzza

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Si poteva finire in un gulag per il semplice sospetto di essere una spia dei nazisti. Il rischio che durante la Seconda guerra mondiale un soldato russo  fatto prigioniero e deportato dai nazisti era alto, se poi quel sodato era anche ebreo, il rischio era doppiamente alto. Cosa non si fa per la salvezza? Il protagonista del romanzo torna dalla guerra, accolto dai nipoti come un eroe, ma si porta dentro il peso di aver nascosto la verità: aver rinnegato per 50 anni la propria identità per salvarsi e salvare la propria famiglia. Il segreto è in una lettera scritta e inviata al KGB da Yefim, questo il nome del soldato, che la moglie Nina trova dopo la morte del marito. Una storia comune a molte famiglie in Russia, in quegli anni difficili, in cui mentire era l’unico mezzo per sopravvivere. Una storia che la scrittrice e giornalista Sasha Vasyliuk  si rammarica di non poter pubblicare in Russia finché ci sarà Putin, una storia che servirebbe a dare risposte che il regime non ha mai dato e che farebbero comprendere lo stretto legame tra la Seconda guerra mondiale e il conflitto in corso, giustificato da propaganda e bugie. Una sofferenza per la giovane scrittrice, che vive negli Stati Uniti, il cui libro sta incontrando i favori della critica. “ Sto soffrendo – ha detto in conferenza stampa organizzata da Pordenonelegge – perché non posso ritornare in Russia e portare un fiore sulla tomba di mio padre che lì è sepolto. Chissà mai quando potrò farlo”.


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