Adam Smulevich, “Viaggio a Gerusalemme”…di Giannino Ruzza
La Città Santa raccontata e disegnata dal 1835 al 2024, correda da illustrazioni del tempo e incisioni
- Giannino Ruzza – Settembre 25, 2024 – 22:11
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foto: Giannino Ruzza
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Pesando molto le parole l’editore Giovanni Santarossa ha introdotto l’incontro con l’autore all’Auditorium di Pordenone nelle battute finali di Pordenonelegge. Ha iniziato riportando due date: “la seconda la conoscete già, la prima è il 2 novembre 1590. Quella mattina gli asolani (Asolo è uno dei borghi più belli d’Italia) si alzano, si vestono e scendono in piazza al grido: ammazzali, ammazzali, entrano nella comunità ebraica formata da 30 persone e al grido ammazzali, ammazzali ne uccidono 15, compresi 4 bambini. Non per motivi religiosi, ma per motivi economici. Il motivo sono i banchi dei pegni, presenti all’epoca in tutta l’Europa. Qualcuno poteva pensare che la causa fosse stata che gli ebrei dessero in prestito del denaro applicando tassi da usurai. Non è vero! Agli asolani gli ebrei chiedevano il 5 per cento di interessi sul denaro prestato, esattamente quello che applicano oggi le nostre banche se andiamo a chiedere un prestito. E perché allora – dice l’editore – non ammazziamo le banche con lo stesso principio? I cronisti dell’epoca raccontano che almeno 4-5 debitori, non intendono pagare il debito. Quindi la soluzione migliore, ammazzali, ammazzali e il debito non sarà più pagato. Questa del 1590 è una data, di altre decine di migliaia, che hanno effetto in tutta Europa, Italia compresa. Il 7 ottobre 2023, lo stesso grido, ammazzali, ammazzali, qui oltre a motivi religiosi vi sono anche quelli economici che si traduce nella conquista della terra o farsi restituire la terra.
Segue l’intervento di Adam Smulevich, che vive a Firenze ma ha casa anche a Gerusalemme che finalmente ha potuto raccontarci della sua opera-reportage. “Il taglio che ho dato al mio libro è rivolto alla speranza. Posso dire che qualcosa di importante dal basso si muove, c’è molto associazionismo e la convivenza seppur faticosa sta andando avanti in una comunità diversificata. Ogni volta che vado a Gerusalemme, mi emoziono. Sono un ebreo della Diaspora, ma mi è chiaro che questo legame, indissolubile, sarà per sempre. Fatta questa precisazione , mi riconosco uno spirito critico e una capacità d’ascolto anche guardando alla Gerusalemme degli “altri”. Non c’è un solo cittadino di Gerusalemme che non abbia da dire la sua su questo luogo unico, magico, ricordando i grandi personaggi che qui hanno vissuto, predicato, e che qui sono morti spesso non di vecchiaia. Quattro chilometri e mezzo il perimetro delle mura di Gerusalemme, misurano la sontuosa eredità di pietra intervallata da 8 porte ciascuna con una sua storia e peculiarità. Solo sette in realtà sono accessibili. La porta d’Oro posta sul lato meridionale, fu murata per timore dell’avvento del Messia, che un giorno, si dice, sopraggiungerà con la sua persona e con il suo messaggio al mondo”.
Smulevich descrive il quartiere degli italkim, Italiani di Israele, in cui si trova la più bella sinagoga di Gerusalemme, ornata dagli arredi settecenteschi dell’ex sinagoga di Conegliano (TV) in disuso dal secolo scorso, e qui trasferita e ricomposta nel 1951. Ha fatto cenno al museo intitolato al dirigente sionista Umberto Nahon, artefice della traslazione “Aron” gli armadi sacri della Torah in Israele. “Servirebbe un libro – scrive l’autore – per ripercorrere la storia degli italkim passati e presenti in questa terra”, soffermandosi poi sull’incontro con un altro fiorentino Roberto (Rouven) Cohen che ha completato la traduzione in ebraico della Divina Commedia. Di Roberto si ricorda l’eroico gesto compiuto dalle suore del convento Santa Marta nella frazione di Settignano che lo tennero al riparo dalle razzie nazifasciste. Riferisce anche del moderno e bellissimo quartiere ebraico, e delle 27 sinagoghe esistenti nella primavera del ’48 di cui 22 furono distrutte assieme alle case dei suoi abitanti , dopo la loro cacciata ad opera dei giordani. Si cita il cardo, in cui si sedettero nella galleria dell’artista Udi Merioz, Golda Meir, ma anche Oriana Fallaci, alla quale Udi fece scrivere: Anche se non si è d’accordo con lei, non si può fare a meno di rispettarla, anzi volerle bene”. Il racconto si sofferma anche sugli spazi occupati nel Santo Sepolcro: armeni, siriaci, latini cattolici, greci ortodossi, copti ed etiopi in cui la convivenza è da sempre un optional, tocca o sposta qualcosa e finisce in gazzarra, che il più delle volte richiede l’intervento della polizia per sedare gli animi. In conclusione si tratta di un libro-reportage in cui l’autore racconta esattamente quello che ha visto, vissuto e sentito in tempi difficili, durante la sua seppur breve permanenza nella capitale spirituale del Mondo.
L’opera è divisa in quattro parti: report sull’esperienza personale in Terra Santa di 4 autori: uno scrittore di viaggi inglese, un celebre pittore inglese, un pittore e disegnatore francese e un giornalista e saggista Adam Smulevich classe 1985 che lavora nella redazione dell’UCEI a Roma.
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